A Transnational Turn in the Study of History
by poisiop
A cura di Camillo Robertini
Akira Iriye è Emeritus Professor of American History presso l’Harvard University; ha compiuto inizialmente gli studi in Giappone, conseguendo poi il dottorato in East Asia History presso Harvard nel 1961 e ha insegnato presso le università di Santa Cruz, Chicago, Rochester ed Harvard.
Più che una lezione di metodo storico, quella che ha tenuto presso Ca’ Foscari è stata una dichiarazione d’intenti su quella che la storiografia dovrebbe assumere come propria stella polare: la storia transnazionale e globale.
Questa necessità è dettata da una serie di osservazioni che lo storico giapponese ha espresso sulla nostra contemporaneità; la presenza di un mondo maggiormente interconnesso, la fine dello stato nazionale come forma politica, frutto dell’evoluzione storica dell’Otto e Novecento. 
Ma la lezione è stata anche una dichiarazione d’amore e di umiltà verso il proprio mestiere di storico, che per Akira Iriye è in costante ridefinizione. La sua stessa attenzione dalla caduta dell’Unione Sovietica in poi si è portata dagli studi di relazioni internazionali a quelli transnazionali e globali. Il superamento della storia delle relazioni internazionali in favore della transnazionale non è solo un passaggio semantico, ma sta a significare il cambiamento di prospettive nello studio della storia come studio delle potenze egemoni, in favore di uno studio della pluralità dei centri di potere e di commercio, che di fatto mette in crisi il modello di ‘centro’ e ‘periferia’.
Altra necessità che impone allo ‘storico transnazionale’ un altro sforzo di ridefinizione delle proprie categorie di pensiero è quella di studiare non solo i fenomeni economici – gli interscambi commerciali - nell’ottica globale, ma anche tutti quegli altri scambi tipicamente nazionali, quali le guerre e le rivalità, che hanno rappresentato il fulcro del discorso patriottico-nazionale in chiave transnazionale. Anche per questo lo storico transnazionale deve accettare che le cronologie, delle quali un racconto ancora troppo occidentale è impregnato, possano mutare a favore di una serie di cronologie discordanti, segno della pluralità mondiale.
Sta qui forse il lato più utopistico che Iriye esprime: la possibilità che lo studio del passato si trasformi da laboratorio di identità opposte a «shared memory», un ribaltamento speculare di ciò che la storia è stata fra Otto e Novecento. Sta proprio in questo alto ideale il fine ultimo della storia che per Iriye oggi è investita di un ruolo ancora centrale ed insostituibile nella società umana.
Riferimenti;
-
Power and Culture: The Japanese-American War, 1971
-
China and Japan in the global setting, 1992
-
Global Community: The Role of International Organizations in the Making of the Contemporary World, 2002


d’union fra queste diverse tendenze, che oggi nel contesto della globalizzazione più che possibile risulta necessaria. Il mare è il network unificante di un mondo, quello delle esportazioni e del commercio, che oggi sente la necessità di oltrepassare una narrazione storica volta alla costituzione delle identità, regionali e nazionali, in favore di un ritorno a una storia se non universale quantomeno globale. Questi sono alcuni spunti utili a riaprire un dialogo sulle prospettive e sulla funzione del mestiere di storico che nell’era della postmodernità e della ridefinizione del ruolo delle scienze sociali appaiono inevitabili.